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Nuoto
Master
Dato
il gran numero di praticanti a tutte le età, già
negli anni ottanta si iniziò a codificare una categoria
a parte per tutti quei nuotatori, sia ex-agonisti, sia nuovi adepti,
che desideravano continuare l'attività senza però
privarsi del brivido agonistico. Nacque così il Circuito
dei Master, ovvero di atleti che dopo i 25 anni possono tesserarsi
con un gruppo sportivo affiliato alla FIN e gareggiare. Le categorie
in questo caso vanno di cinque anni in cinque anni, ovvero gli
M25, dai 25 ai 29 anni; gli M30, dai 30 ai 34 e così via.
Diffusosi soprattutto negli ultimi dieci anni, questo circuito
ha raggruppato sia ex-atleti di buon livello, sia atleti che magari
da giovani erano stati agonisti e che desideravano ritornare in
vasca, ma anche nuotatori che per la prima volta si cimentavano
nelle gare. Ogni due anni si svolgono i campionati mondiali, che
propongono dei risultati di tutto rispetto.
Tecnica
Il corpo umano, essendo composto in gran parte
d'acqua, possiede all'incirca la stessa densità della stessa.
Quindi, rimanere a galla richiede solo la spinta verso il basso
di una pccola quantità d'acqua relativamente al corpo,
e il moto trasversale solo una leggera spinta dell'acqua in direzione
opposta alla direzione del moto, a causa di una generalmente bassa
resistenza idrodinamca. La propulsione viene solitamente ottenuta
usando le mani come se fossero delle pale e sbattendo le gambe
in modo da spingere l'acqua lontano dal corpo.
Con l'allenamento nel nuoto, la tecnica può tramutare un
nuotatore lento o normale in uno moderatamente veloce. Poché
la velocità si tramuta direttamente in distanza, le stesse
tecnche che migliorano la velocità possono essere di aiuto
per percorrere una distanza maggiore a parità di sforzo.
Il torso e le gambe devono essere tenute il più possibile
parallele alla superfcie dell'acqua. Gambe afflosciate e torso
inclinato possono aumentare notevolmente la resistenza dell'acqua.
È bene cercare di avere sempre un braccio steso in avanti
oltre la testa, e cercare di estenderlo il più possibile.
Questo accorgimento incrementa la lunghezza media alla linea di
galleggiamento, e in sostanza fa aumentare la velocità.
Questo è un effetto da tempo sfruttato dai progettisti
di barche, e utilizzato inconsciamente dai nuotatori naturalmente
dotati.
È bene cercare di massimizzare il tempo passato sul fianco,
poiché il torso è più stretto tra petto e
schiena che tra i due lati. Questo accorgimento riduce la sezione
frontale, e di conseguenza la resistenza dell'acqua, ed inoltre
incrementa il rapporto tra lunghezza e larghezza sulla linea di
galleggiamento. Simili miglioramenti sono possibili orientando
in modo corretto la parte più stretta di testa, braccia
e gambe nell'acqua. Il torso è comunque la parte più
importante.
Il movimento in avanti di mani, braccia e gambe, deve avvenire
il più possibile fuori dall'acqua, mentre quando sono in
acqua devono essere orientate nel miglior modo possibile. Questo
perché gli arti devono muoversi ad una velocità
due volte superiore a quella del nuotatore, e in acqua generano
una resistenza otto volte superiore (la resistenza incrementa
con il quadrato della velocità) a quella della sezione
frontale del torso.
La "presa" base dell'acqua non è nemmeno lontanamente
critica come gli accorgimenti di cui sopra. La gran parte dei
nuotatori "afferra" l'acqua con la mano piatta, o con
le dita leggermente divaricate, e la spinge dolcemente sotto il
proprio corpo.
Si noti che nessuna delle tecniche sopra citate richiede un aumento
della forza fisca. Con un allenamento sulla forza, le mani e i
piedi possono essere estesi maggiormente in acqua, guadagnando
più velocità. Per i principianti, una maggiore forza
porta solo a piccoli miglioramenti se le strategie di cui sopra
(minimizzare la resistenza ed allungare la linea di galleggiamento)
non sono ottimali. Diversi stili natatori sono stati sviluppati
basandosi sull'implementazione di alcuni o tutti i principi sopra
elencati.
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