| donne
e sport |
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| DONNE
E SPORT |
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L'ACIDO LATTICO clicca per tornare ai titoli L'emivita
del lattato nel sangue è dell'ordine di 15 min, pertanto dopo un'ora
non ne esiste più traccia nel sangue.
Il dolore muscolare che segue esercizi di elevata
potenza (come correre in discesa) e che si protrae per parecchi giorni
successivi allo sforzo, è dovuto a vere e proprie microlesioni
delle cellule muscolari. La lesione può limitarsi alla frammentazione
di alcune macromolecole presenti all'interno delle cellule muscolari oppure,
se più grave, può causare "strappo"delle cellule
muscolari che finiscono per andare in necrosi cui segue un processo cicatriziale. |
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GLI
AMINOACIDI A CATENA RAMIFICATA (BCAA O RAM) Per la loro capacità di contrastare
il passaggio di triptofano nel cervello e per la loro attività
"tampone" nei confronti dell'acidosi metabolica, una somministrazione
di aminoacidi a catena ramificata (BCAA, vale a dire gli aminoacidi leucina,
isoleucina e valina) prima di un impegno fisico intenso e protratto può
risultare utile nell'ostacolare l'appannamento mentale da affaticamento. leucina: 40 mg/kg/die Attenzione quindi: leggere bene le etichette
degli integratori che utilizziamo: se vogliamo ottenere i benefici che
hanno dimostrato di produrre, non è sufficiente che contengano
i tre aminoacidi leucina, isoleucina e valina, ma è necessario
che i loro quantitativi siano nel rapporto ottimale 2 : 1 : 1. |
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INTEGRATORI
PLASTICI: LA GLUTAMMINA GLUTAMMINA INTEGRATORI Non è un aminoacido essenziale,
ma è tuttavia estremamente importante per l'atleta. Viene altamente utilizzato dai muscoli
in attività e per tale motivo i suoi livelli plasmatici, in corso
di attività fisica protratta, diminuiscono progressivamente (tuttavia
la somministrazione preventiva di aminoacidi a catena ramificata attenua
questo calo). Al termine dello sforzo i livelli di gultammina plasmatica
tendono a ristabilirsi in un tempo variabile da alcune ore ad alcuni giorni,
a seconda dell'intensità dello sforzo eseguito e delle capacità
di recupero dell'atleta. |
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C A R N I T I N A clicca per tornare ai titoli La carnitina è un aminoacido che il corpo utilizza per convertire i grassi in energia. Nonostante non venga considerata un nutriente essenziale (dato che il corpo è in grado di sintetizzarla autonomamente), la carnitina viene spesso utilizzata come integratore alimentare, con la speranza di aumentare l'ossidazione delle riserve adipose a scopo energetico o dimagrante. Ruolo biologico della carnitina Le sue funzioni biologiche: FONTI NATURALI DI CARNITINA e POSSIBILI
CARENZE
EFFETTO TEORICO NEL MIGLIORAMENTO
DELLA PERFORMANCE SPORTIVA |
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| REGOLATORI
E COADIUVANTI METABOLICI: LA CREATINA CREATINA INTEGRATORI a cura del
dottor Ubaldo Garagiola www.benessere.com.
La creatina (Cr) è la molecola che, arricchita da un gruppo fosforico, diventa "fosfocreatina" (Pcr), unica fonte di energia di pronto utilizzo per il muscolo (sistema anaerobico alattacido). Infatti, in caso di necessità, la liberazione del gruppo fosforico della fosfocreatina fornisce energia sufficiente a resintetizzare ATP, molecola a sua volta altamente energetica; la scissione dell'ATP nelle cellule muscolari (con perdita del gruppo fosforico) libera l'energia necessaria alla contrazione. Il fabbisogno giornaliero di un adulto è di 2 grammi al giorno e viene coperto da: 50% tramite sintesi endogena (che avviene
nel fegato e nel rene) La creatina viene poi trasportata attivamente all'interno della cellula muscolare. I riscontri sperimentali più rilevanti sono stati sino ad ora i seguenti: se aumenta la creatina nel muscolo aumenta
anche la fosfocreatina La Creatina rende più "stabili"
i livelli di ADP nel muscolo, in modo che non siano mai elevati (rifosforilazione
continua). Si è inoltre evidenziato un ritardo nella comparsa di
affaticamento durante serie ripetute di esercizi ad alta intensità. |
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NUOTO clicca per tornare ai titoli Un po' di storia ... Un antico bassorilievo
assiro illustra soldati che sfuggono a nuoto ad avversari che scagliano
frecce su di loro. Fisiologia Il nuoto presenta molte interessanti caratteristiche dal punto di vista fisiologico e biomeccanico. La prima considerazione riguarda il galleggiamento il quale risulta dal fatto che il corpo riceve una spinta (detta archimedea) diretta dal basso verso l'alto, essendo la densità corporea inferiore a quella dell'acqua. La densità corporea rispecchia la componente grassa ed inoltre il fatto che i polmoni contengono aria. Le ossa hanno densità ovviamente superiore all'acqua, mentre i tessuti molto idratati, come i muscoli, hanno densità uguale all'acqua. La densità corporea delle donne è inferiore a quella degli uomini in virtù di una maggior percentuale di grasso, distribuito soprattutto a livello delle cosce e dei glutei. Questa disposizione del grasso conferisce al sesso femminile un maggior galleggiamento e anche un minor costo energetico, a parità di velocità, rispetto ai maschi. Il principale problema biomeccanico all'avanzamento in acqua è rappresentato dalla resistenza dinamica alla progressione; infatti questa resistenza è circa 800 volte superiore rispetto alla progressione in aria, il che rispecchia il fatto che la densità dell'acqua è circa 1000 volte superiore alla densità dell'aria. Conseguenza diretta della elevata resistenza all'avanzamento è l'elevato costo energetico e la bassa velocità massima raggiungibile rispetto ad altre forme di locomozione. Migliore è la tecnica di progressione, minore è il costo metabolico, mediamente del 20-40%. Quindi, un grande campione possiede una tecnica di progressione ottimale. Tuttavia questo non è il solo fattore. Infatti hanno grande importanza anche l'aerodinamicità del corpo e, come già accennato sopra, la densità corporea. Nelle donne il costo energetico, a parità di velocità di avanzamento è del 20% inferiore rispetto agli uomini; questi ultimi devono spendere energia per mantenere l'assetto orizzontale, in quanto la maggior densità corporea tenderebbe a creare un momento di forza che mette il corpo in posizione verticale. E' possibile misurare questo momento di forza che rappresenta in effetti un parametro utile per caratterizzare l'attitudine del soggetto al nuoto. Bisogna disporre di una tavola oscillante immersa, il soggetto vi si pone sopra supino e deve disporre di un tappanaso e boccaglio (la testa infatti rimane immersa dovendo il soggetto rimanere immobile, appoggiato alla tavola). La tavola è fulcrata circa all'altezza del torace, pertanto il peso degli arti inferiori tende a fare ruotare la tavola facendole assumere una posizione verticale, un dinamometro agganciato all'estremità della tavola misura la forza di "affondamento" della tavola stessa. Questo affondamento viene anche definito come "effetto piedi"; è tanto maggiore quanto più lunghi sono gli arti inferiori; pertanto "l'effetto piedi " si manifesta maggiormente nell'età dello sviluppo e costituisce un ineludibile fattore che si oppone al miglioramento prestativo. Allenamento Nel nuoto si è assistito negli ultimi 15-20 anni al crollo continuo dei records, a differenza di altri sport, tipicamente l'atletica, ove i records resistono molto più tenacemente. La ragione sta nel fatto che nel nuoto, anche per i grandi campioni, esisteva sostanzialmente una condizione di sottoallenamento (cioè di scarso allenamento). Questo in ragione del fatto che l'elevata resistenza all'avanzamento offerta dall'acqua impedisce il raggiungimento di velocità elevate. I miglioramenti atletici si sono ottenuti accorciando le distanze di allenamento ed aumentando la velocità su distanze più brevi. La programmazione dell'allenamento nel nuoto si può attualmente avvalere dell'ausilio della modellistica al calcolatore che considera in modo globale il peso di vari fattori che includono le differenze biotipologiche e tra i diversi stili. Sicuramente il nuoto, rispetto ad altri sport, non comporta lesioni da sovraccarico: è quindi consigliato a tutti, anzi soprattutto a chi ha problemi di carico (schiena, sovrappeso) o di riabilitazione funzionale. Alimentazione Il costo energetico
varia molto tra i vari stili di nuoto. Il costo minore si ha nello stile
libero, segue il dorso con un costo energetico di poco superiore, aumenta
considerevolmente (del 50-60%) nella rana e nel delfino. Un altro importante
fattore da considerare nel nuoto è la termoregolazione. Il valore
medio di costo energetico per soggetto di 70 kg è dell'ordine di
10 kcal/minuto a circa 4 km/h. Quindi mezz'ora di nuoto corrisponde a
300 kcal. Il costo energetico sale molto con l'aumentare della velocità,
ad esempio del 40% per velocità di 6 km/h. Normalmente l'acqua
è più fredda del corpo, pertanto si ha una continua dispersione
termica attraverso la cute per due meccanismi: conduzione, cioè
trasferimento diretto di calore dal corpo all'acqua, ma anche convezione:
infatti, l'avanzamento comporta il fatto che il corpo entra continuamente
in contatto con una nuova falda d'acqua e quindi il processo di dispersione
termica è aumentato. Un effetto analogo si verifica nell'avanzamento
in aria. La dispersione termica è rilevante e l'organismo può
solo controbilanciarla con la termogenesi legata al lavoro muscolare.
La sopravvivenza in acqua è in effetti criticamente legata alla
temperatura dell'acqua. Non è affatto raro provare una gran fame
dopo una bella nuotata. Questo testimonia dell'elevata spesa energetica.
Spesso si pone il quesito se è possibile assumere alimenti sinchè
si è in acqua. La risposta è sì: sono consigliati
alimenti energetici, ricchi di zucchero. Il problema si pone per le grandi
traversate come quella della Manica, ove è possibile calcolare
che il dispendio energetico è dell'ordine di 5000 kcal cioè
il doppio di una maratona. |
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